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lunedì 5 marzo 2012

Pressione alta e sale in cucina

Chi soffre di pressione alta, sa bene che con il sale è meglio non eccedere, ma la stessa regola dovrebbe valere per tutti, perché se consumato in quantità eccessive, può comportare problemi per la salute, favorendo l’insorgere di patologie come l’ipertensione, l’insufficienza cardiaca e l’insufficienza renale.
Per ridurre l’apporto di sale nella nostra dieta è sufficiente seguire qualche piccolo accorgimento. Ad esempio, è utile diminuire il consumo dei cosiddetti cibi da fast food, come le patatine, i cheeseburger, basti pensare che solo due fette di pizza contengono 1000 mg di sodio, vale a dire l’assunzione consigliata di un giorno.

Se vi capita di andare al ristorante, chiedete al cuoco di ridurre il sale nelle pietanze, spesso, infatti, anche e soprattutto nei ristoranti di lusso, se ne fa un grande abuso. Leggere con attenzione l’etichetta degli alimenti che riporta il contenuto di sodio, è un ulteriore accorgimento. Bisogna fare attenzione in particolare ai cibi salati tra cui acciughe, sottaceti, salsa di soia, zuppa in scatola, condimenti per insalate, hot dog, succo di pomodoro e ketchup.

Se soffrite di ipertensione, le spezie e le erbe sono un ottimo sostituto del sale ed eccezionale per esaltare il sapore delle pietanze. In genere, poi, i cibi surgelati sono da preferire a quelli in scatola che contengono più sale, in ogni caso quando si utilizzano verdure in scatola, è buona regola evitare di usare il liquido presente all’interno, che è solitamente un concentrato di sale.

Sughi e salse già pronte sono da mettere al bando poiché contengono grandi quantità di sodio. Anche il consumo degli snack salati come patatine fritte o crackers andrebbe evitato, o per lo meno, ridotto. Un altro stragemma utile, è quello di salare il cibo dopo la cottura poco prima di servire a tavola. Infine, allenate le papille gustative a godere di cibi meno salati riducendo gradualmente la quantità di sale presente negli alimenti.



Fonte: Medicinalive.it

sabato 6 agosto 2011

Cuore di Pomodoro

A quanto pare quando Rita Pavone cantava “viva la pappa al pomodoro” aveva proprio ragione. Questo ortaggio non solo fa bene al nostro organismo in generale per le vitamine e le sostanze nutritive che contiene, ma in particolare , come spiega Guidalberto Guidi, cardiologo, sarebbe un toccasana per il nostro cuore. Ed un ottimo alleato contro diversi disturbi ad esso correlati. 
"Il pomodoro è ricco di licopene, un antiossidante che si è rivelato prezioso nella riduzione non solamente delle malattie cardiovascolari, ma anche degli infarti. Ha inoltre un risvolto positivo anche nei pazienti che soffrono di ipertensione."

Va ricordato infatti che ciò che mangiamo può avere sia un ruolo positivo che negativo nel contrasto alle principali malattie metaboliche e cardiovascolari che colpiscono l’organismo, funzionando come dei veri e propri medicinali integrativi naturali.

Continua il cardiologo: "Come dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità, mangiare bene e in modo equilibrato, mantenendo un peso corporeo ideale, è uno dei cardini per poter vivere in salute e a lungo. La dieta ha un’influenza preponderante sul rischio di malattie e in particolare di malattie coronariche. Del resto, oggi le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte e invalidità nel mondo occidentale, più di tutti i tipi di tumore: se si aggiungono anche le patologie broncopolmonari, che sono strettamente legate al sistema cardiocircolatorio, la percentuale sale ulteriormente."

La pappa al pomodoro, piatto toscano della tradizione, riunisce in sé tutti quegli elementi necessari affinché il nostro corpo possa vivere a lungo e in buona salute, avendo cura di mantenere il cuore sano. 
Conclude il medico: "La pappa al pomodoro, un piatto indice di un regime alimentare basato sui “prodotti mediterranei”, può rappresentare il primo passo. Già i nostri nonni preparavano questo piatto semplice, definito anche povero per i suoi ingredienti, ma dal grande apporto nutrizionale. Nella pappa al pomodoro si utilizzano verdure, olio extra vergine di oliva e pane toscano. Tutti ingredienti caratteristici della nostra dieta mediterranea.

Una maniera gustosa e salutare di combattere acciacchi ed invecchiamento.

sabato 2 luglio 2011

Tumori e malattie cardiovascolari: rischio ridotto grazie agli Omega 3

Omega 3, ovvero acidi grassi polinsaturi: li conosciamo già perché famosi per le loro caratteristiche protettive nei confronti del cuore: ne è ricco il pesce, che nella dieta mediterranea si consiglia di assumere almeno 3-4 volte la settimana. Non tutti sanno però che oltre a proteggere dalle malattie cardiovascolari, gli omega 3 sono importanti anche in caso di tumore

Gli acidi grassi omega-3 sono convenzionalmente impiegati nei regimi terapeutici di primo approccio per le patologie cardiovascolari, con un ruolo ormai riconosciuto nel trattamento della ipertrigliceridemia; con questa indicazione sono anche distribuiti in Italia dal Servizio Sanitario Nazionale. Le loro prospettive d’impiego potrebbero però essere molto più ampie, e spaziare dal trattamento dello scompenso cardiaco a quello della sindrome anoressica-cachettica dei pazienti oncologici.

Da sottolineare infatti che gli omega-3 Epa e Dha non sono solo precursori di mediatori antinfiammatori, vasodilatatori e antiaggreganti (fattori protettivi per il rischio cardiovascolare), ma bloccano anche alcuni processi che favoriscono la moltiplicazione cellulare e la formazione di nuovi vasi, tipici dei tumori avanzati, facilitando altresì l’attivazione di meccanismi che promuovono l’adesione molecolare e la morte delle cellule cancerose. Un’arma in più, dunque, per la prevenzione primaria e secondaria dei tumori.

Ma quanti Omega 3 bisogna assumere? Soprattutto se parliamo di terapia dobbiamo far ricorso a farmaci ed integratori o basta mangiare tanto pesce? 
"Le persone più a rischio di infarto, ictus e ischemie, o che soffrono già di qualche disturbo, tipo colesterolo alto o ipertensione, dovrebbero assumere quantità elevate di queste preziosi elementi. Per essere precisi almeno un grammo di Omega 3 al giorno se non di più in alcune situazioni. Chiaramente è un obiettivo difficile da raggiungere, ma si può supplementare il consumo di pesce con degli integratori alimentari a base di olio di pesce in capsule o con l’antico olio di fegato di merluzzo. In tal caso però non si deve fare da soli, prima di prendere dosi massicce di supplementi a base di EPA o DHA bisogna consultare un esperto, possibilmente in nutrizione, perché potrebbero avere effetti collaterali indesiderati.


Volendo rimanere legati al cibo, cosa prediligere? “In 100 grammi di alici troviamo ad esempio 790 mg di Omega 3, 650 nella trota, ma addirittura 4080 mg in solo un etto di sardine! Altissimi contenuti di Omega 3 anche nel tonno (2950 mg/100gr) o nel salmone (2841 mg/100 gr). Tanto per rendere l’idea, ma bene anche lo sgombro, l’aringa ed il pesce spada.