martedì 25 settembre 2012

Ferritina alta

L’iperferritinemia o più semplicemente la ferritina alta è una malattia correlata al sovraccarico di ferro nel sangue. Le cause possono essere diverse, dalle alterazioni metaboliche agli stati infiammatori acuti e cronici. L’iperferritinemia è asintomatica, ma si può diagnosticare attraverso una serie di analisi del sangue con dosaggio della ferritina.

La ferritina è una proteina prodotta dal sistema reticolo-endoteliale e svolge la funzione di immagazzinare il ferro e di rilasciarlo in caso di necessità. Si trova principalmente nel fegato, nella milza, nel midollo osseo, nella placenta, nel miocardio, nel sangue e anche nei tessuti tumorali. I valori normali di ferritina sono 60-400 ng/mL per l’uomo, 15-150 per la donna fertile, e 30-400 per le donne in menopausa.

La terapia in caso di ferritina alta prevede, accanto ai prelievi periodi di sangue (350-400 ml di sangue), la prescrizione di una dieta a basso contenuto di ferro e l’assunzione di chelanti, che, trasformando il ferro in un complesso in grado di essere filtrato dai reni, favoriscono la sua eliminazione attraverso le urine.
Per quanto riguarda l’alimentazione, occorre prima di tutto evitare l’assunzione di integratori di ferro e in seconda battuta rendere il sangue il più fluido con il consumo difrutta e verdure crude. Inoltre, svolgere un’attività aerobica con regolarità e costanza come la corsa, la bicicletta o il nuoto aiuta a tenere il peso corporeo sotto controllo, favorendo il miglioramento delle alterazioni metaboliche (trigliceridi, colesterolo, ecc.).
La ferritina alta non è una condizione da sottovalutare, poiché può comportare conseguenze anche gravi, causando l’insorgenza di patologie come cirrosi, fibrosi, cardiopatie, carcinoma epatico e artropatie delle articolazioni.


Fonte: Medicinalive

lunedì 6 agosto 2012

Dimagrire? Una questione di metabolismo!

Aumentare il metabolismo: è il vero trucco per dimagrire, combattere l’obesità e lemalattie correlate. 
Non occorrono farmaci o rimedi miracolosi, ma solo uno stile di vita adeguato che tenga presente alcuni cardini fondamentali: il metabolismo rappresenta il meccanismo e la velocità con cui il nostro organismo brucia le calorie, sviluppa energie necessarie alla sopravvivenza e alle attività quotidiane. Stiamo parlando del dispendio energetico; alcune persone sono più fortunate, sono nate (per una questionegenetica dunque) con un metabolismo veloce; il metabolismo tende a rallentare fisiologicamente in tutte le persone dopo i 40 anni e gli uomini tendono a bruciare più calorie delle donne anche a riposo. 

Accelerare il metabolismo significa dunque aumentare il dispendio energetico quotidiano. 
Per farlo occorre agire sui tre fattori principali: quello che viene definito il metabolismo basale (ovvero il dispendio di energie minimo, fisiologico necessario alle funzioni vitali e rappresenta il 60/70 % di tutto il dispendio energetico quotidiano), l’attività fisica e la alimentazione. (...)

Perché mai ogni volta che si parla di una dieta per dimagrire si parla di esercizio fisico aerobico? Fare sport aerobico (correre, saltare a corta, fare lo step, andare in bicicletta, ecc) aumenta notevolmente la capacità di bruciare calorie (perché ne servono di più), ma quello che è importante è che il metabolismo resta accelerato anche nelle ore successive all’attività aerobica, per questo andrebbe fatta almeno una volta al giorno. Inoltre, il nostro organismo brucia calorie anche a riposo, la velocità del metabolismo basale è più alto nelle persone con muscolatura più potente: solo per sostenerli e muoverli questi muscoli servono maggiori energie! Nello specifico ogni libbra di muscolo brucia 6 calorie al giorno solo per sostenersi, mentre altrettanto grasso, meno di 2. Un allenamento anaerobico (come nel caso del sollevamento pesi) aumentando la massa muscolare magra accelera la media del metabolismo basale. E’ per questo motivo che tale attività va abbinata a quella aerobica.

Per bruciare le calorie, producendo energia, il fisiologico processo chimico metabolico necessita di liquidi: la disidratazione rallenta il metabolismo. E’ buona norma dunque mantenersi sempre idratati anche e soprattutto se si fa attività sportiva e nei periodi caldi, onde evitare problemi di salute gravi. Consigliamo di bere un bicchiere d’acqua prima di ogni pasto o spuntino e di privilegiare frutta e verdura nell’alimentazione proprio perché ricche di liquidi oltre che di preziose vitamine.

Alcune ricerche scientifiche hanno recentemente confermato le capacità del caffè (e della caffeina in primis) di offrire maggiori energie a breve termine soprattutto se assunto al mattino. Il vero trucco sta però nella moderazione: un eccesso di caffeina è pericoloso. Di tè verde o tè oolong se ne possono bere invece dalle due alle quattro tazze al giorno: aiuta a bruciare fin al 17% in più di calorie. (...)

Accelerare il metabolismo mangiando spesso

Ottimale è dunque mangiare leggero e più spesso, uno spuntino ogni 3-4 ore mantiene in attività costante il metabolismo. Non solo questo permette di bruciare più calorie, ma anche di arrivare con meno fame al pasto principale. La frutta può essere l’ideale! Va inoltre sottolineato che le proteine accelerano il metabolismo più dei carboidrati e dei grassi, quindi in un regime dietetico equilibrato, possono essere d’aiuto in questo senso: parliamo di carne bovina magra, tacchino, pesce, pollo, tofu, noci, fagioli, uova, e prodotti lattiero-caseari a basso contenuto di grassi.
Vanno evitate le diete fortemente ipocaloriche, quelle che fanno dimagrire repentinamente con un regime alimentare inferiore alle 1000 calorie quotidiane. Non solo perché qualitativamente errate dal punto di vista nutrizionale, ma anche perché il metabolismo si rallenta e diminuisce la massa muscolare (che abbiamo detto essere preziosa nel metabolismo basale); non essendo sostenibile per lungo tempo questo tipo di dieta, non appena si tornerà a mangiare normale, il metabolismo rallentato e la carenza muscolare faranno riprendere i chili persi alla velocità della luce.


Fonte: MedicinaLive

domenica 22 luglio 2012

L'importanza della flora batterica

Il segreto di una lunga vita? Nella flora batterica intestinale. Lo suggerisce uno studio condotto dai ricercatori dell’University College di Cork, in Irlanda, basato sullo studio dei cambiamenti della flora nel corso della vita. Sapevate che in età avanzata essa differisce da individuo ad individuo a differenza di ciò che accade in gioventù? I batteri del sistema digerente potrebbero spiegarci il segreto della longevità.

La ricerca, pubblicata sulla rivista di settore Nature, spiega come la presenza di specificibatteri nell’intestino possa essere associata ad una vita più lunga negli ultrasessantacinquenni. Non stupisce se si pensa alla correlazione dello stato della flora intestinale con l’obesità nei bambini. Lo studio ha basato le sue conclusioni sulle analisi condotte su 178 anziani con più di 65 anni. 


Commenta il prof. Paul O’Toole, coordinatore della ricerca:
" Lo scorso anno, abbiamo per la prima volta scoperto un’alta variabilità nella flora intestinale degli anziani: abbiamo approfondito questi risultati esaminando accuratamente 178 volontari over 65. Abbiamo scoperto delle differenze di flora batterica a seconda del fatto che gli anziani vivessero in casa propria o in una casa di cura. Questa differenza, inoltre, influenza anche la durata di vita e lo stato di salute."

Lo stato della flora batterica, secondo gli scienziati, è strettamente correlato all’alimentazione della persona ed ad un suo stato di benessere psicologico generale ed è in grado di influenzare più di quanto si pensi il nostro organismo. 
La riprova è stata data dal peggioramento della stessa notato negli anziani passati dalla permanenza nella propria casa a quella di una struttura di assistenza. 

Continua il professore:
"Chi passa dalla propria abitazione a una casa di cura varia la propria dieta, e nel giro di un anno la flora batterica cambia. Questo provoca un peggioramento delle condizioni di salute generali, suggerendo che i batteri siano implicati nella salute e nella lunga vita e che la dieta può essere determinante per la loro presenza."

Ricordiamo che la flora batterica umana è composta da circa 400 specie batteriche, sia di tipo anaerobico come i bifidobatteri localizzati principalmente nel colon, che aerobici come i lactobacilli, concentrati nell’intestino tenue.
Fonte: MedicinaLive

lunedì 16 luglio 2012

Azotemia

L’azotemia misura la quantità di scorie derivanti dalla sintesi delle proteine contenute nel sangue. E’, nello specifico, un parametro di controllo espressione della concentrazione di azoto non proteico nel nostro sangue. Si tratta di un valore legato alla funzionalità renale che ci consente di misurare quante scorie azotate derivanti da catabolismo proteico (il cui prodotto è l’urea, N.d.R.) sono rimaste all’interno della nostra circolazione. L’azotemia alta o bassa nel sangue può rappresentare lo specchio di patologie a carico delle reni.
In un adulto sano, in concomitanza di una dieta equilibrata, l’azotemia può variare in un intervallo di normalità compreso tra i 22 ed i 46 mg/dl. Il dato è riferito alla valutazione effettuata in base alla concentrazione plasmatica di urea, metodo di rilevazione comunemente. Alcuni laboratori utilizzano come unità di misura la concentrazione dell’azoto ureico (acronimo BUN) che rappresenta circa la metà di una molecola di urea. In questo caso i valori fisiologici dell’azotemia variano nel range di normalità tra i 10,3 ed i 21,4 mg/dl. In caso di valori più bassi di entrambi gli intervalli di normalità si parla diazotemia bassa. Se i valori superano gli apici della quantità ritenuta normale in entrambe le tipologie di misurazione si deve parlare di azotemia alta.

Azotemia alta: le cause, i sintomi, la cura

Le cause che sono alla base dell’azotemia alta sono diverse e di eterogenea tipologia. Attenzione, alcune di esse possono portare ad un valore alto di scorie nel nostro sangue anche in concomitanza con una funzionalità renale normale: dieta iperproteica; disidratazione dovuta a diarrea copiosa, a sudorazione profusa, scompenso cardiaco e shock, attività fisica; digiuno. Ed ancora diabete, gotta, infezioni renali, emorragie, insufficienza cardiaca, tubercolosi, febbre. Tutte queste attività e patologie portano ad un rialzo dell’azotemia oltre i valori ritenuti normali. Senza che per questo i reni presentino dei danni pregressi.

I principali sintomi dell’azotemia alta sono l’astenia, il dimagrimento eccessivo, vomito, il pallore e l’iperpotassemia, tutte espressioni di un quadro patologico relativo all’ insufficienza renale In alcuni casi si verifica anche la comparsa di edema periferico(ritenzione di liquidi) al quale può sopraggiungere un edema polmonare nei casi più gravi.

Tra le manifestazioni dell’azotemia alta vi è anche l’ipocalcemia. Conseguenze palesabili in seguito ad un rialzo dell’azotemia sono la formazione di calcoli renali e di emorragie gastrointestinali, accompagnati da uno sfasamento del valore degli zuccheri nel sangue. Per curare l’azotemia alta è prima di tutto necessario avvalersi di una dieta ipoproteica (...) è necessario bere di più, in modo tale da aiutare le reni nella loro opera di pulizia del sangue. Se affetti da qualche patologia pregressa è altresì consigliato richiedere al proprio medico di eliminare i medicinali nefrotossici.

Azotemia bassa: le cause, i sintomi, la cura

Anche i valori di azotemia bassa sono da tenere sotto controllo medico. E come per valori alti di questo marcatore, vi sono delle cause che possono, anche in concomitanza diinsufficienza renale persistente, falsare una diagnosi tenendo i valori sotto i range di normalità. Una delle cause principali è la messa in atto di una dieta ipoproteica e da uno stato d’iperidratazione. L’insufficienza epatica grave è la principale causa di un valore basso di azotemia nel sangue.

Non vi sono dei sintomi legati ad un valore di azotemia bassa, a meno che non vi sia, come accennato, un problema al fegato. In quel caso i sintomi saranno di origine epatica e riguarderanno il manifestarsi di ittero, di perdita di appetito, stanchezza, malessere generale ed un forte calo ponderale. Il tutto accompagnato da urine scure e feci chiare,diarrea, febbre bassa e continua e dolori muscolari. Per curare il valore legato a questa particolare patologia, è ovviamente necessario applicare le cure necessarie a risolvere l’insufficienza epatica. Per normalizzare generalmente il valore basterà inserire delleproteine nella dieta e tenere sotto controllo il livello d’idratazione.

Il rapporto tra azotemia e gravidanza è molto particolare. L’azotemia diminuisce nel corso del primo trimestre di gravidanza e rimane più bassa del normale nel corso dell’intero periodo di gestazione. In questo caso i valori considerati normali al di fuori della gravidanza possono rappresentare un segno di problemi di funzionalità renale. Una mancata diminuzione del valore in seguito all’inizio della gestazione o dei valori alti devono portare la donna a rivolgersi subito ad uno specialista in nefrologia per un controllo. 

Fonte: medicinalive





venerdì 25 maggio 2012

Le proprietà del Luppolo

Il luppolo non è solo un componente fondamentale della birra, ma anche una fonte di principi attivi utili alla formulazione di farmaci per curare malattie.

Uno studio condotto presso l’Université Catholique di Louvain a Bruxelles in Belgio e pubblicato sulla rivista PLoS ONE ha sottolineato il ruolo potenziale dei principi attivi contenuti nel luppolo nella lotta al diabete e all’obesità. I ricercatori hanno testato alcuni componenti del luppolo, su alcuni topolini di laboratorio obesi e affetti da diabete di tipo 2. Per otto settimane questi topolini sono stati costantemente sottoposti a test e controlli: si è visto che questi principi attivi del luppolo erano in grado di influenzare la permeabilità intestinale, regolavano la sensibilità all’insulina normalizzandola e agivano in maniera positiva sul metabolismo in generale. Serviranno sicuramente ulteriori studi su questo argomento, ma gli autori della ricerca in questione si dicono convinti che i principi attivi del luppolo potrebbero essere utilmente impiegati nella formulazione di nuovi farmaci da utilizzare nella cura dei disturbi del metabolismo.

Fonte: Everard A. et al. Tetrahydro iso-Alpha Acids from Hops Improve Glucose Homeostasis and Reduce Body Weight Gain and Metabolic Endotoxemia in High- Fat Diet-Fed Mice. PLoS ONE 7(3): e33858 dal sito Birrainforma

lunedì 5 marzo 2012

Pressione alta e sale in cucina

Chi soffre di pressione alta, sa bene che con il sale è meglio non eccedere, ma la stessa regola dovrebbe valere per tutti, perché se consumato in quantità eccessive, può comportare problemi per la salute, favorendo l’insorgere di patologie come l’ipertensione, l’insufficienza cardiaca e l’insufficienza renale.
Per ridurre l’apporto di sale nella nostra dieta è sufficiente seguire qualche piccolo accorgimento. Ad esempio, è utile diminuire il consumo dei cosiddetti cibi da fast food, come le patatine, i cheeseburger, basti pensare che solo due fette di pizza contengono 1000 mg di sodio, vale a dire l’assunzione consigliata di un giorno.

Se vi capita di andare al ristorante, chiedete al cuoco di ridurre il sale nelle pietanze, spesso, infatti, anche e soprattutto nei ristoranti di lusso, se ne fa un grande abuso. Leggere con attenzione l’etichetta degli alimenti che riporta il contenuto di sodio, è un ulteriore accorgimento. Bisogna fare attenzione in particolare ai cibi salati tra cui acciughe, sottaceti, salsa di soia, zuppa in scatola, condimenti per insalate, hot dog, succo di pomodoro e ketchup.

Se soffrite di ipertensione, le spezie e le erbe sono un ottimo sostituto del sale ed eccezionale per esaltare il sapore delle pietanze. In genere, poi, i cibi surgelati sono da preferire a quelli in scatola che contengono più sale, in ogni caso quando si utilizzano verdure in scatola, è buona regola evitare di usare il liquido presente all’interno, che è solitamente un concentrato di sale.

Sughi e salse già pronte sono da mettere al bando poiché contengono grandi quantità di sodio. Anche il consumo degli snack salati come patatine fritte o crackers andrebbe evitato, o per lo meno, ridotto. Un altro stragemma utile, è quello di salare il cibo dopo la cottura poco prima di servire a tavola. Infine, allenate le papille gustative a godere di cibi meno salati riducendo gradualmente la quantità di sale presente negli alimenti.



Fonte: Medicinalive.it

sabato 18 febbraio 2012

In cosa consiste la plicometria?

Valutazione Antropometrica - IL PLICOMETRO

Lo scopo della valutazione antropometrica è quello di descrivere la composizione corporea attraverso metodi e modi semplici. Per misurazione antropometrica (termine greco) intendiamo la misurazione di altezza, peso e pliche cutanee (pelle).
La Plicometria consiste nel misurare le pliche di vari distretti del corpo valutando le riserve adipose corporee. 

Per fare questo abbiamo bisogno di un PLICOMETRO o Plicodinamometro. 
Le pliche da reperire solitamente sono 4:
- Bicipitale (braccio anteriore)
-Tricipitale (braccio posteriore)
- Sottoscapolare (Angolo inferiore della scapola, plicando trasversalmente)
-Sovrailiaca (sulla linea medioascellare)
La somma dei dati rilevati, confrontati con specifiche tabelle, considerando anche la fascia di età) permettono di valutare la percentuale di grasso corporeo.

Fonte: Dietista Paola Chiari