mercoledì 26 giugno 2013

Allergie alimentari in aumento?

Le allergie alimentari sono sempre più diffuse, anche nel nostro Paese. Rispetto a 10 anni fa, infatti, i casi sono notevolmente aumentati, soprattutto fra i bambini. Secondo le stime dell’EAACI (European Academy of Allergy and Clinical Immunology), in Europa sono 17 milioni le persone che ne soffrono, di cui 2 milioni sono italiani. L’incremento dei casi è testimoniato anche dall'aumento del numero dei ricoveri ospedalieri per gravi reazioni allergiche a cibi consumati.
Per prevenire le allergie e le intolleranze alimentari e rallentare anche la “corsa” di questo fenomeno nei prossimi anni, dall’EAACI arrivano finalmente le prime linee guida, rivolte non solo agli allergici, ma anche ai medici, alle donne in attesa e a tutti gli operatori del settore, dai produttori di materie prime ai ristoranti. Il documento è stato appena presentato a Milano, durante il World Allergy Asthma Congress che la Società europea ha organizzato assieme alla World Allergy Organization (WAO).
Come ha spiegato Maria Antonella Muraro, coordinatrice del Centro di riferimento regionale per lo studio e la cura delle allergie e intolleranze alimentari del Dipartimento di Pediatria dell’Università di Padova. 

"Mancava fino a oggi un documento chiaro che dicesse chi deve fare che cosa per una gestione ottimale del problema allergie. Negli Stati Uniti, ad esempio, nel 2010 sono state emanate linee-guida analoghe, ma limitate a indicazioni sulla diagnosi e la terapia delle allergie alimentari: 
l’Europa è voluta andare oltre."

Per esempio, le nuove linee guida raccomandano corsi di addestramento per chi si occupa di ristorazione, con lo scopo di ridurre e gestire il rischio e le reazioni di shock anafilattico, anche negli spazi pubblici. Particolare attenzione, poi, è stata dedicata alle donne in gravidanza, che per la prima volta hanno indicazioni chiare e complete per la prevenzione delle allergie alimentari nei bambini. Le linee guida, inoltre, saranno consultabili pubblicamente sul sito web dell’EAACI e fino al 3 luglio sarà possibile commentare anche i contenuti.

Fonte: medicinalive

domenica 24 marzo 2013

Giornata mondiale dell’allattamento al seno: 29 marzo

Il prossimo 29 marzo si celebrerà la Giornata mondiale dell’allattamento al seno. Un giorno del quale sottolineare, se ancora ce ne fosse bisogno, l’importanza di questo grande atto d’amore della madre nei confronti del figlio, sia da un punto di vista emotivo che medico.Non dobbiamo mai dimenticarlo: attraverso l’allattamento al seno la donna passa al proprio figlio con il latte materno una protezione importante, fortificando il sistema immunitario del piccolo, ancora debole, con anticorpi importantissimi per il mantenimento della sua salute. Senza contare che questo contatto rafforza molto il legame sociale ed affettivo che si viene a creare tra la madre ed il bimbo.

Ed a proposito di questo, è necessario creare un distinguo tra paesi occidentali e quelli in via di sviluppo. La giornata mondiale dell’allattamento al seno punta a promuovere questo atto in entrambe le situazioni, ma con approcci diversi. Nei paesi in via di sviluppo, spesso le condizioni igieniche nelle quali le persone vivono, la scarsità di cibo ed anche la mortalità derivante dal parto rendono difficile l’allattamento naturale dei bambini. Al contrario di ciò che avviene nella società nella quale viviamo, dove le donne spesso decidono di non allattare il proprio bambino per motivi estetici perché altrimenti rischiano “di rovinarsi il seno”.

Un atteggiamento molto stupido e pericoloso quasi quanto il mancato allattamento per motivazioni ben più gravi. Ecco quindi che la Giornata Mondiale dell’allattamento al seno si rende necessaria per fare il punto della situazione e proporre delle soluzioni valide per tutte le problematiche che portano alla rinuncia di questo atto da parte della donna. Attraverso la sensibilizzazione da una parte ed il supporto diretto dall’altro. Basta fare un giro attraverso le proposte delle diverse associazioni sparse per il globo per comprendere come questa sia la strada giusta da perseguire. Allattare un bambino al seno non è solo un modo per alimentarli ma, lo ribadiamo, è un atto d’amore grandissimo con il quale la donna può continuare a donare vita al proprio bambino.

sabato 2 marzo 2013

Conosciamo la flora batterica intestinale

L’intestino di un soggetto adulto ospita circa 500 specie unicellulari. Queste, quasi tutte batteriche, vengono identificate come ‘flora’ o ‘microflora’ intestinale con funzioni fondamentali e vitali per il benessere e la sopravvivenza stessa dell’individuo.
L’intestino umano, sterile alla nascita, viene rapidamente colonizzato da microrganismi (piogeni, patogeni, funghi e altri più rari organismi unicellulari) fino ad ammontare, in un individuo adulto, a circa 1.000.000.000.000.000 cellule vive.

Lo sviluppo della flora intestinale segue uno schema ben noto: all’inizio l’intestino è sterile nell’utero materno, e subisce la prima contaminazione per via orale a partire dalla flora vaginale materna. Tra il 20° giorno dalla nascita, e fino al 4°-6° mese di vita, si sviluppa una flora primariamente costituita da bifidobatteri. Con lo svezzamento si assiste ad una lenta transizione che condurrà infine il giovane intestino ad una composizione sovrapponibile a quella tipica di un soggetto adulto. Una volta stabilizzata nell’intestino adulto, la flora risulterà essere piuttosto specifica lungo l’asse gastrointestinale differenziandosi tra stomaco intestino tenue e intestino crasso.

Per quanto concerne il trattamento prebiotico, è potenzialmente possibile costituire uno strumento preventivo-terapeutico per le disbiosi in genere, tenendo in attenta considerazione i rapporti quantitativi tra bifidobatteri e batteri lattici che, nel loro insieme, sono il reale bersaglio del trattamento prebiotico (Composizione prebiotica ad alta specificità per lattobacilli e bifido batteri in prevenzione e trattamento delle alterazioni della flora intestinale, F. Di Pierro, A. Callegari, M. Speroni, R. Prazzoli, G. Rapacioli, L’ Integratore Nutrizionale 2009, 12 ).

Largamente riconosciuti dalla comunità scientifica come in grado di influenzare positivamente il benessere intestinale inteso come capacità immunologica, digestiva, di transito, anti-stipsi, anti-diarroica e di assorbimento dei nutrienti, bifidi e lattobacilli possono essere infatti ‘alimentati’ ricorrendo all'uso di fibre prebiotiche, costituendo queste un vero e proprio substrato nutritizio solo per queste due specie batteriche.

Secondo la definizione del Ministero della Salute:

le fibre prebiotiche sono sostanze non digeribili di origine alimentare che, quando assunte in quantità adeguata, favoriscono selettivamente la crescita e l’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale o che vengono assunti insieme al prebiotico’.

Fibre prebiotiche scientificamente documentate, e quindi impiegabili in sicurezza, per uso umano sono: l’inulina, i galatto-oligosaccaridi (GOS), i frutto-oligosaccaridi (FOS), il lattosaccarosio, le pirodestrine, i soia-oligosaccaridi, i trans-galatto-oligosaccaridi, gli isomalto-oligosaccaridi, il lattilolo, il lattulosio, gli xilo-oligosaccaridi e il polidestrosio.

Degno di nota e rilievo, GOS e FOS sono naturalmente presenti, in rapporto 9:1, nel latte materno. Questo rapporto deve essere ritenuto fondamentale, e quindi mantenuto invariato, se si considera il latte materno come il primo elemento dietetico naturale formante la microflora intestinale bilanciata del neonato.
Le alterazioni della flora intestinale, secondarie ad IBS, antibiotico-terapia, sbilanciamenti dietetici, stress, colite, diarrea ad eziologia varia, etc, vengono oggi trattate principalmente con farmaci (principalmente OTC) e/o integratori alimentari contenenti ingredienti probiotici e/o prebiotici. Oltre ad essere un valido principio attivo, le fibre prebiotiche hanno il grande vantaggio di essere facilmente stabilizzate all'interno del formulato finitoPer esse, inoltre, non deve essere verificata la vitalità dopo il superamento della barriera gastrica e di quella biliare e, soprattutto, non devono essere eseguiti test per verificarne la capacità colonizzante. Anche lo svantaggio, non certo loro esclusivo, di provocare gonfiore, meteorismo e flatulenza può essere poi modulato razionalizzando i dosaggi e le posologie giornaliere.

Nonostante ciò, l’attivo a funzione prebiotico non viene considerato con l’attenzione che, quindi, meriterebbe.

lunedì 4 febbraio 2013

Ricercatori plurilaureati equiparati a centralinisti senza esperienza

Ricevo e giro:

Inran: l’odissea continua. Si rinnovano contratti di 22 ricercatori dequalificando il personale 
Pubblicato da Anissia Becerra il 21 gennaio 2013





Riceviamo alcune preoccupanti notizie da un gruppo di ricercatori interni all’INRAN, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione della cui incresciosa storia ci siamo più volte occupati.

Dopo la sua soppressione e il suo accorpamento al Consiglio di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura (CRA), in virtù della legge di spending review dello scorso agosto, come abbiamo scritto in un articolo di dicembre, oltre 20 ricercatori precari con maggiore esperienza (laurea, dottorato di ricerca, master e pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali) hanno dovuto sottostare alle immotivate disposizioni del Direttore Delegato Salvatore Petroli per avere un nuovo contratto della durata di soli 3 mesi e mezzo. Rinunciando a mentenere intatta la propria dignità, questi lavoratori hanno dovuto accettare una riduzione dello stipendio che li ha equiparati al personale precario con profilo di centralinista per il quale non è prevista alcuna specializzazione né titolo accademico.

A questo punto ci si domanda se in Italia il valore che si dà alla ricerca sia pura retorica da bar o reale sentimento. Purtroppo la situazione non sembra risolversi e in assenza dei decreti attuativi relativi al decreto che prevede l’accorpamento con il CRA, bisogna solo aspettare fiduciosi nuovi eventi.


"non trovo nemmeno le parole per commentare un fatto del genere..."




martedì 1 gennaio 2013

Caffeina per dimagrire?


Quante volte avrete sentito dire che il caffè aiuta a dimagrire? E invece, pare di no. Secondo un gruppo di ricercatori dell’Università del Queensland, infatti, è la caffeina ad avere un effetto dimagrante. Lo studio è stato condotto su topi alimentati a zucchero, grassi e latte, che, chiaramente sono diventati obesi. Gli animali sono stati trattati sia con il caffè, che con un integratore a base di caffeina, ma solo con quest’ultimo sono riusciti a perdere peso e a ritornare a quello di partenza.

Come ha spiegato la dottoressa Lindsay Brown, che ha coordinato la ricerca:
La nostra ipotesi era che ogni effetto osservato con il caffè fosse dovuto alla caffeina, ma altri componenti nel caffè, non sappiamo quali, sembrano contrastare le proprietà di riduzione di peso della caffeina.
(...) Nonostante il caffé sia una tra le bevande più consumate al mondo, si conosce ancora poco. Mentre è certo che la caffeina riduce i livelli di grasso, la dottoressa australiana sconsiglia l’uso di prodotti a base di caffeina, per tenere sotto controllo il peso.

Lo studio, inoltre, ha dimostrato come sia la caffeina che il caffè, purché non ristretto, migliorano le funzioni del cuore e del fegato. 



Chiaramente, è bene non esagerare, l’eccesso di caffeina, infatti, può causare acidità di stomaco, tachicardia, tremori, sbalzi di pressione sanguigna. Inoltre, è sconsigliato per chi soffre di ulcera, gastrite e reflusso gastroesofageo. Da limitare il consumo anche per gli ipertesi, i tachicardici e i cardiopatici. 


In genere è preferibile non superare la dose di 1 tazzina di caffè al massimo 3 volte al giorno.







Fonte: Medicinalive

sabato 29 dicembre 2012

Pubblicità ingannevoli


Ricevo e giro dalla newsletter di "Il Fatto Alimentare"

Pubblicità e bugie: un binomio davvero irresistibile. Le censure diminuiscono ma le bugie aumentano e sono fuori controllo

Il bilancio annuale delle pubblicità di prodotti alimentari scorrette e ingannevoli è decisamente negativo e non ci sono segnali che lasciano intravedere inversioni di rotta. Anche nel 2013 decine di aziende  presenteranno spot e messaggi per raccontare storie inverosimili e palesi bugie, sicure di concludere tranquillamente l'intera campagna senza incontrare ostacoli.

Cominciamo la rassegna con il gruppetto dei "pentiti eccellenti", composto da aziende come Ferrero, Barilla e Coca Cola che, dopo essere state oggetto di lettere e censure da parte dei vari organi di controllo, hanno promesso di non raccontare più storie ambigue e ingannevoli.

Ferrero è stata bacchettata per lo spot di Tata Lucia che non sarà più presentata come un’esperta di educazione familiare e, alla luce del nuovo ruolo,  non consiglia più di fare colazione con Nutella tutti i giorni, ma solo saltuariamente .
Barilla non potrà più mandare in onda lo spot dei Flauti dove la bambina dice al suo amichetto che preferisce questa merendina “perché è sana”.
Coca Cola è stata colta in fallo perché in uno spot dove recita il cuoco Simone Rugiati, invita a la famiglia riunita a tavola a pasteggiare bevendo la famosa bibita zuccherata. La multinazionale delle bollicine ha promesso che non lo farà più, ma in realtà lo spot tv viene proposto regolarmente sul sito web. 
Altre censure eccellenti riguardano la pubblicità dell'acqua minerale Sant'Anna Fonti di Vinadio che, secondo la pubblicità, utilizzerebbe bottiglie di plastica ecologica in grado di risparmiare petrolio e di ridurre le emissioni di anidride carbonica. In realtà, secondo l'Antitrust, su 600 milioni di bottiglie vendute nel 2010 solo lo 0,2% è stato imbottigliato con il nuovo materiale.

Questi casi rappresentano solo la punta dell'iceberg. Ci sono messaggi pubblicati sui siti internet  o a tutta pagina sui quotidiani non sfiorati dai provvedimenti, come quello in cui Gianluca Mech dove propone la sua Dieta Tisanoreica, lasciando intendere che i prodotti con questo marchio siano adatti a tutta la famiglia, compresi i bambini. C’è un integratore a base di resveratrolo che continua a farsi pubblicità sui giornali, nonostante il mondo scientifico abbia dimostrato l’inefficacia del principio attivo.  
Vogliamo parlare anche di Kilokal Armonia? Il nuovissimo integratore dalle proprietà dimagranti e miracolose è proposto dalla società PoolPharma, che in passato ha collezionato almeno quattro censure per messaggi simili a quello attuale. Purtroppo la tracotanza dei pubblicitari non conosce limiti e i messaggi indecenti e ingannevoli, frutto di attente strategie di marketing, sono all’ordine del giorno e continueranno, a dispetto delle norme europee e italiane. Perché stupirsi? Sono davvero poche le possibilità di essere intercettati e diventare oggetto di  provvedimenti e sanzioni, peraltro irrisorie.  
In Inghilterra l'Asa (Advertising Standards Authority) pubblica ogni settimana 30-40 sentenze e pareri su messaggi pubblicitari ritenuti ingannevoli o scorretti. In Italia ci vogliono sei mesi per raggiungere un numero equivalente di sentenze e di pareri. Per il settore alimentare la situazione è ancora più critica perché le sentenze e le decisioni sono una decina l’anno.

Roberto La Pira

mercoledì 26 dicembre 2012

Avere il diabete a Natale


Avere il diabete e dover affrontare i pranzi e le cene delle feste natalizie, ricche di dolci ed in generale di porzioni abbondanti ed elaborate, non è un’impresa facile. Con un po di pianificazione però si può tenere sotto controllo la glicemia senza per questo sentirsi diversi o malati anche in giorni di festa. Di certo un grande aiuto va richiesto a familiari ed amici affinché non pronuncino le solite fatidiche ed insopportabile frasi del tipo: ”vabbè ma per una volta che sarà mai!” E’ anzi buona norma che chi invita a pranzo o a cena un diabetico, così come farebbe con una persona affetta da celiachia, si prenda la briga di studiare un menù ad hoc. Qualche consiglio pratico?

La gestione del diabete spetta soprattutto però alla capacità del paziente stesso. Ecco un breve promemoria, 10 regole d’oro per affrontare le feste con il diabete:
  1. Prima di recarsi ad una festa è meglio fare un sano spuntino, in modo da non arrivare davanti ad una tavola imbandita e “pericolosa” troppo affamati;
  2. domandare prima il menù per regolarsi e prepararsi mentalmente alla scelta dei cibi più sani;
  3. optare per piccole porzioni;
  4. evitare le bevande gassate e caloriche, oltre che gli alcolici;
  5. evitare chiaramente tutti quegli alimenti ricchi di grasso, zuccheri e condimenti eccessivi e non abusare di carboidrati;
  6. evitare la frutta secca, magari da stuzzicare durante la tombolata;
  7. fare una passeggiata dopo i pasti
  8. nei giorni non festivi, cercare di tornare alla solita alimentazione
  9. Importante poi in questo periodo in cui volendo o meno, si eccede rispetto alla solita dieta, controllare spesso la glicemia (ovvero i livelli di glucosio nel sangue);
  10. tenere sempre pronti i farmaci o l’insulina, a portata di mano insieme al numero di telefono per le emergenze.

Una particolare attenzione però va posta anche nei confronti dell’utilizzo dei medicinali, che vanno usati per gestire al meglio il diabete e non per ovviare e compensare stili di vita errati ed abbuffate di dolci. Si rischia l’ipoglicemia.

Insomma gestire il diabete durante le feste natalizie significa avere i soliti accorgimenti per passare in salute le feste natalizie, validi per tutti, più seguire le norme che il diabetologo ha suggerito specificatamente al paziente. Esistono inoltre numerosi menù e ricette che vadano bene per tutti.

Fonte: Medicinalive.com